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Sì viaggiare

Scrutare le migrazioni attraverso il cinema

Giulia Corvi
Educatrice di Circo Sociale e pedagogista,
cultrice della materia, Università degli Studi di Milano-Bicocca nel corso di Pedagogia del Gioco

Abstract

L’articolo presentato intende traghettare i lettori nel viaggio metaforico e cinematografico delle migrazioni, svolto con gli intrepidi alunni della classe quarta della scuola primaria di Pianoro; dalle poetiche omeriche, alla bramosia della giovinezza che smuove i migranti dell’attualità a raggiungere le nostre terre, sbirciate attraverso la lente del cinema e dell’educazione.

Per lasciarsi traghettare in Terre lontane, per provare a essere mappa, riparo, àncora, negli improvvisi e inarrestabili arrembaggi che il lavoro educativo pone nel suo ondeggiante accadere.

Parole chiave Migrazioni, cinema, laboratori pedagogici, interculturalità

Contatti giuliacorvi@hotmail.com

MESSA A FUOCO SULL’EQUIPAGGIO

La classe quarta disarciona l’ancora per salpare

La cinepresa sposta velocemente il suo obiettivo rincorrendo i volti dei bambini che si prestano a ultimare abiti e copioni prima di andare in scena. L’adrenalina e il desiderio di prender parola sono palpabili, un solo corpo che freme all’unisono. Si chiudono gli occhi, si prende un sol respiro e si respira rumorosamente per sciogliere la tensione, le labbra sussurrano i testi da recitare come cadenzate litanie, le spalle saltellano e le mani si agitano cercando affannosamente quelle dei compagni, afferrandole con tenerezze e determinazione, facendosi sostegno. Lo stomaco come il gioco dello yo-yo si arrovella pronto al lancio e i piedi scalpitanti bruciano, impazienti di accompagnare a una nuova trasformazione.

La scena assomiglia al minuzioso allestimento di un lungo viaggio, tra la paura di lasciar andare e la sconfinata curiosità del non sapere cosa riserverà l’avventura. E proprio il tema del viaggio ha guidato il progetto didattico realizzato con la classe quarta della scuola primaria di Pianoro, tra i colli dell’appennino tosco-emiliano. Un viaggio che ha esplorato gli itinerari dissestati delle migrazioni, dal viaggio di Omero all’attualità, indagandone le increspature e gli anfratti attraverso il linguaggio del cinema e del teatro.

La finalità del progetto, realizzato con la collaborazione delle docenti scolastiche e della Dirigente Scolastica Liana Baldaccini, è stata quella di sensibilizzare i bambini e le bambine sulla tematica delle migrazioni e di come questa riguardi l’umano, poiché diritto inalienabile costitutivo di ogni essere, attraverso metodologie pedagogiche che traessero linfa dallo sguardo cinematografico e dalla co-creazione di una rappresentazione teatrale e di un documentario a conclusione del progetto. La possibilità di adottare punti di osservazione differenti, di guardare da vicino e da lontano le immagini e le storie che scorrono a ritmi e suoni alterni sullo schermo, offrono un’occasione imperdibile per accompagnare i più piccoli ad alfabetizzarsi all’Altro.

“Non si tema di perder tempo nel consentire una visione ripetuta: lo sguardo infantile non è mai superficiale, scandaglia l’immagine, si sofferma con compiacimento, esplora con quell’atteggiamento indagatore, che lo caratterizza”

(Maci, 2004, p. 48).

FLASHBACK POETICI

 

Dai canti di Omero al tema dell’ospitalità

 

L’intero percorso progettuale si è rivelato a sua volta itinerario, viaggio di scoperta, di ascolto, di incomprensione e stupore dei sensi e dei significati nascosti tra le trame delle storie che a poco a poco si sono fatte più nitide agli sguardi infanti e alle mani alzate al cielo desiderose di prender parola.

 

Prima di giungere a prendere dimestichezza con il linguaggio cinematografico, fondamentale è stato l’ascolto orale dei canti e delle orme di Omero per avvicinare il gruppo classe all’ascolto e al concetto di ospitalità. Leggere dei canti omerici ha significato anche accettare di accogliere testimonianze d’antiche usanze, riconoscendo e nominando anche le proprie, perdute o ancora in uso, giocando a trovare le somiglianze con quelle dei compagni e delle compagne provenienti da altri paesi del mondo. Si tratta di un attento lavoro di mediazione.

 

Mediazione che è anche meditazione o per meglio intendersi un abitare l’epochè, inteso come passaggio, disposizione all’ascolto, sospendendo giudizi e pregiudizi che condizionano e annebbiano la comprensione dell’altro e la propria visione del mondo. La docente Maria Rosaria Catino, che ha coordinato il progetto, spiega: “Con la classe siamo partiti da una domanda, ovvero cosa significasse per i bambini e le bambine la migrazione. Questo processo di apprendimento guidato attraverso il racconto orale e teatrale, la sperimentazione attiva e la creazione cinematografica ha accresciuto la loro consapevolezza e sensibilità permettendogli di conoscere la nostra attualità”.

 

FARSI SPETTATORI

 

Il cinema per accostarsi tonicamente all’ignoto

 

Un salto temporale nel percorso progettuale ha idealmente spostato il viaggio, da Omero ai viaggi nel Mediterraneo. A partire dai primi anni del Novecento a quelli attuali. Ed è qui che il cinema è approdato come compagno di banco sapiente. Difatti, è stata proposta alla classe la proiezione di Napoli-New York, pellicola del 2024 del regista premio Oscar Gabriele Salvatores.

 

Napoli-New York è ambientato nel passato ma è rivolto al presente innanzitutto nel modo in cui mostra la condizione dei migranti e quella dei diritti delle donne. I due giovani protagonisti sono avvolti in una città piena di illusorie attrazioni, ma sono come due ombre, ignorate se non respinte e poi perseguitate.

 

 

 

 

“Il cinema possiede quella speciale singolarità di aprire lo sguardo dello spettatore, di abbattere le paure dell’alterità, di farlo uscire da sé stesso e proiettarlo in un mondo nuovo, diverso” (Bergala, 2016).

 

Il cinema e la pratica pedagogica sono tra loro interconnesse. Difatti, il soggetto destinatario della visione cinematografica diviene, allo stesso tempo, attore, osservatore, spettatore del proprio processo formativo. La pratica del cinema, attraverso le immagini, moltiplica i livelli sensoriali e cognitivi, producendo incantamento e identificazione. Il cinema, oltre che come gioco di sguardi, si delinea anche come esperienza di soglia, tra un mondo al di fuori in sospesa dissolvenza e un universo filmico che spinge alla curiosità. È una scommessa che si gioca sul nuovo e sull’inizio.

 

Vedere un film significa, allora, entrare in esso e, in qualche modo, viverlo attivando un processo aperto alla costruzione dei possibili. È tra il racconto delle storie condivise, tra finzione e realtà che si lascia la possibilità di depositare paure e alimentare desideri, sapendo che qualcuno è pronto ad accoglierli. Affrontare il tema delle migrazioni con i più piccoli con questi linguaggi ha aperto a un dialogo attento e sincero, rincuorandoli nei momenti di maggior sconforto, stimolando a porsi quesiti nuovi o semplicemente a prendere tempo tra le scene che scorrono sullo schermo.

 

FOTOGRAMMI D’ATTUALITÀ

 

Dalle migrazioni del Novecento alle migrazioni odierne, attraverso la postura educativa

 

Il viaggio di approfondimento sulle tematiche migratorie si è spostato, nel corso dell’ultimo periodo dell’anno scolastico, verso ciò che riguarda le rotte migratorie attuali, attraverso attività teatrali e la visione di due proiezioni. Il lavoro svolto ha accompagnato la classe a ragionare sulle motivazioni che spingono una famiglia o un minore a migrare, affrontando il tema della paura del migrante, dell’esclusione e della violazione dei diritti umani.

 

Attraverso il linguaggio cinematografico la classe è stata infine accompagnata a restringere il proprio orizzonte di sguardo alla propria quotidianità. La prima pellicola proposta è stata Le nuotatrici (2022) di Sally El Hosaini, basato sulla storia reale delle sorelle Mardini, profughe siriane. “Ho provato paura e ansia e tristezza. Tristezza perché pensare a lasciare la famiglia ti dà senso di dispiacere”, racconta un bambino al termine della visione.

 

Saper stare nella preziosità dell’attesa dell’Altro significa accoglierlo caleidoscopicamente in ogni sua sfumatura. Tra paure e incomprensioni si è così giunti alla visione di Blu, documentario sulla realtà Casa Oceano di Lodi, dove i bambini hanno potuto accostarsi ai desideri impavidi di Hanif, Momo, Malek e molti altri. Addentrandosi in questi fondali, hanno esplorato l’Atlantide marina nella quale trovano riparo le anime interrotte, udendo il richiamo di un futuro che nasconde ancora qualcosa di straordinario.

 

La professoressa Catino conclude: “Ho visto gli alunni disposti a solidarizzare con l’altro e a scoprire che forse se si pensasse che i sogni e le speranze valgono per tutti, forse si comincerebbe di nuovo a dialogare”. Da un punto di vista pedagogico, fare ritorno alla quotidianità dopo questo tuffo è un momento di svolta: si subisce una trasformazione e, sebbene possa esserci la paura di non trattenerla, è l’unico modo per riemergere e affrontare i passi futuri.

La professoressa Emi Beseghi, nella postfazione al libro di Bergala, dona parole molto significative a riguardo. “La passione – si sa – si trasmette per contagio, accende la scintilla della curiosità, si nutre del ‘non detto’; alimenta il senso di uno scambio [...]. Come la lettura incontrata nell’infanzia è una vera e propria iniziatrice ‘le cui chiavi magiche’, racconta Proust, ‘aprono la porta di dimore in cui non avremmo saputo penetrare da soli’, così il piacere della visione, se incontrato e sperimentato nell’infanzia, lascia un segno così profondo da accompagnare anche altre età della vita”

(Bergala, 2008, p. 160).

In senso orario: “Genesi – La Creazione e il Diluvio”, “Eroica”, “La Traviata”,
“The 39 steps”

BIBLIOGRAFIA

Bergala A., L’ipotesi cinema. Piccolo trattato di educazione al cinema nella scuola e non solo, Bologna, Cineteca di Bologna, 2023.

Chamoiseau P., Fratelli migranti. Contro la barbarie, Torino, ADD editore, 2018.

Colamedici A., Gancitano M., Lezioni di meraviglia. Viaggi tra filosofia e immaginazione, Roma, Tlon, 2017.

Corvi G., Fondali. Custodi abissali di ruvidi cosmi, Roma, Sensibili alle foglie, 2024.

Deligny F., Il gesto e l’ambiente. Cinema e pedagogia, Cosenza, Pellegrini, 2017.

Jabès E., Il libro dell’ospitalità, Milano, Raffaello Cortina Editore, 2017.

Maci R., I bambini incontrano il cinema, Roma, Carocci Faber, 2004.

Mancino E., Pedagogia e narrazione cinematografica, metafore del pensiero e della formazione, Milano, Guerini Scientifica, 2006.

Mancino E., Lì dove ci incontriamo. Appunti per una pedagogia dell’imprevisto, Milano, Cafagna, 2020.

Mocchetti G., Educare con il cinema, Castel Bolognese (Ra), Itaca, 2009.

 

 

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