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Un nuovo inizio

Il quaderno dell’ambientamento, una guida emotiva per grandi e piccoli

Ilaria Raviscioni
Educatrice 0-3 e coordinatrice del servizio micronido Meraki, Como

Abstract

Nel cuore della quotidianità, fatta di piccoli gesti, occhi che si cercano e mani che si lasciano, esiste un momento delicato che tutte le famiglie attraversano: l’ingresso al nido. È un passaggio di crescita, spesso vissuto con emozioni contrastanti. Al micronido Meraki, questo momento diventa un’occasione preziosa per costruire relazioni, fiducia e ascolto. Ed è proprio qui che nasce un oggetto tanto semplice quanto profondo: il quaderno dell’ambientamento.

PAROLE CHIAVE

Accoglienza, ascolto attivo, percorso condiviso, nuova quotidianità, cura

CONTATTI

Ilariaravi@gmail.com

Meraki è un luogo intimo, immerso nella natura e fondato su un progetto educativo ispirato al Reggio Children Approach, all’outdoor education e ai diritti dei bambini. Con un massimo di dieci iscritti, offre un’attenzione personalizzata e una quotidianità pensata per favorire l’esplorazione, il gioco e la relazione. “Quando un bambino trova, da solo, un significato, prova una gioia che, diceva Malaguzzi, è come «quando sentiamo un brivido mentre ascoltiamo un brano di musica. E come chi sfida la morte per realizzare un desiderio». Noi dobbiamo convincerci che il bambino è produttore di significati. Significati che cerca e che trova nella ricerca. Ricercare per capire come capisce e comprendere come conosce” (Hoyuelos, 2014, p. 65). L’educazione è vissuta come un diritto primario, che si declina in cura degli spazi, centralità della relazione e rispetto dei tempi di ogni bambino e bambina. Ed è in questo contesto che il momento dell’ambientamento è progettato come un percorso condiviso, graduale, mai uguale per tutti.

AMBIENTAMENTO, NON INSERIMENTO

L’ingresso al nido è un momento significativo per ogni bambino e per la sua famiglia. È il primo passo verso un nuovo ambiente, nuove relazioni e nuove esperienze. Per questo è un percorso delicato e graduale, che viene affrontato con attenzione e sensibilità, rispettando i tempi e le esigenze di ciascun bambino e bambina. Nel nostro nido, l’ambientamento viene vissuto come un’esperienza condivisa, in cui genitori ed educatrici collaborano per accompagnare il bambino in questo passaggio. Parliamo di ambientamento e non di inserimento “nel senso di un progressivo aggiustamento/adattamento dell’individuo al contesto che lo accoglie, in una prospettiva di accoglienza e di protagonismo attivo del bambino, costruttore e attore della propria esperienza” (Bove, 2022, p. 13). Per favorire un’accoglienza serena, quindi, organizziamo l’ambientamento in piccoli gruppi di tre/quattro bambine e bambini, seguiti da tre educatrici, in modo

che ciascun bambino possa essere ascoltato, osservato e sostenuto nel modo più adeguato. Questo approccio permette di creare un clima intimo e rassicurante, dove i bambini possono conoscersi tra loro e le educatrici hanno il tempo di instaurare una relazione di fiducia con ciascuna famiglia, concedendo del “tempo alla triade bambino-mamma-educatrice di strutturare un contesto cognitivo ed emotivo in grado di favorire la gradualità delle fasi di avvicinamento, accoglienza, separazione-ricongiungimento e infine appartenenza” (Benedetti, 2011, p. 16). L’ambientamento ha una durata indicativa di una settimana, ma il tempo può variare in base alle esigenze del singolo. L’obiettivo è costruire un rapporto di sicurezza e fiducia, affinché il bambino possa sentirsi accolto nel nuovo ambiente. Durante questa fase, la presenza del genitore è fondamentale: nei primi giorni, mamma o papà entrano nel nido insieme al bambino, rimanendo con lui mentre esplora lo spazio, osserva gli altri e inizia a interagire con le educatrici. Progressivamente, il genitore si allontana, permettendo al bambino di sperimentare la separazione in modo naturale e senza forzature. “Anche l’ambiente fisico in cui ha luogo l’ambientamento […] può intervenire come valido supporto nella delicata transizione da una relazione intimistica ad una più sociale” (ivi, p. 25), per questo al micronido progettiamo lo spazio come terzo educatore, in modo accogliente e pulito. Ogni bambino vive il distacco diversamente: alcuni mostrano subito curiosità e sicurezza, altri hanno bisogno di più tempo per sentirsi sereni nel nuovo ambiente. L’équipe educativa monitora quindi con attenzione ogni fase del processo, confrontandosi quotidianamente con la famiglia per valutare insieme il percorso: il dialogo e la condivisione tra educatrici e genitori sono essenziali per comprendere le emozioni del bambino e adattare il percorso alle sue necessità. Durante l’ambientamento, il bambino inizia a familiarizzare con le routine del nido, come il momento del pasto, il gioco e il riposo. Queste esperienze, vissute in un clima sereno e accompagnate dalla presenza rassicurante degli adulti, aiutano a sentirsi progressivamente sempre più a proprio agio. Inoltre, grazie al piccolo gruppo, i bambini possono osservare e interagire tra loro, imparando a costruire le prime relazioni sociali. L’ambientamento non è solo un momento di passaggio per il bambino, ma anche per la famiglia. È un’occasione per conoscere le educatrici, comprendere meglio l’approccio educativo del nido e sentirsi parte attiva del percorso del proprio figlio. Creare un legame di fiducia tra famiglia e nido è fondamentale affinché il bambino percepisca coerenza e sicurezza tra i due ambienti. Al termine del periodo di ambientamento, l’équipe educativa si confronta con la famiglia per valutare insieme l’andamento del percorso e stabilire eventuali adattamenti. L’obiettivo è garantire che il bambino possa vivere il nido come un luogo accogliente e famigliare, dove esplorare, giocare e crescere con serenità. Accompagnare il bambino in questo importante passaggio con cura e attenzione significa offrirgli la possibilità di costruire una relazione positiva con il nido, ponendo solide basi per la sua crescita e il suo benessere: “va cercata quella libertà rigorosa ma anche quella rilassatezza mentale (Mortari, 2007) che ci vuole per educare, imparando ad accogliere l’imprevisto, l’inatteso, l’insolito” (Bove, 2022, p. 144).

NON SOLO BAMBINI E BAMBINE

L’ambientamento, che sia il nido o la scuola dell’infanzia, non riguarda solo il bambino, ma coinvolge attivamente anche i genitori e il personale educativo: “la madre desidera forse trovarsi di fronte ad una persona competente

sul piano delle cure, ma soprattutto attenta e disponibile sul piano relazionale ed affettivo” (Alpi, 2011, p. 47). Quindi, affrontare l’ambientamento con la giusta attenzione e sensibilità è fondamentale per garantire un passaggio sereno e positivo verso il nuovo contesto sociale e formativo. Ambientarsi in una nuova realtà per i bambini rappresenta una sfida emotiva e psicologica: per la prima volta, infatti, devono imparare a separarsi dalle figure familiari di riferimento, affrontare un nuovo ambiente e relazionarsi con altri bambini e adulti. È utile iniziare a fare familiarizzare il bambino con l’idea della scuola attraverso racconti, visite al nido o alla scuola dell’infanzia, o attività a casa che simulano il nuovo ambiente. Questo può contribuire a ridurre l’ansia legata all’ignoto. Nei primi giorni di frequenza, la presenza dei genitori è spesso incoraggiata per periodi brevi, in modo da garantire una transizione graduale. Il bambino può iniziare a esplorare l’ambiente sentendosi sicuro grazie alla vicinanza del genitore. Dopo alcuni giorni, si comincia a ridurre la presenza del genitore, permettendo al bambino di passare più tempo da solo con le educatrici e gli altri bambini. Questo distacco deve essere progressivo e modulato in base alla risposta emotiva. Quando il bambino ha sviluppato fiducia e confidenza nell’ambiente, è il momento di lasciare che partecipi a tutta la giornata senza la presenza dei genitori, a quel punto “l’educatrice aiuta il bambino ad elaborare la separazione” (Roda, 2001, p. 34). È un processo basato sull’ascolto reciproco e sulla fiducia, non c’è un copione fisso. In questa fase, è importante mantenere una routine prevedibile, che aiuti a ridurre lo stress e a fornire sicurezza.

IL QUADERNO CHE ACCOMPAGNA

Durante il colloquio individuale di pre-ambientamento, ogni famiglia riceve un quaderno. Legato con uno spago, semplice, curato nei dettagli. Dentro c’è molto più che carta: c’è uno spazio emotivo, educativo, narrativo. Il quaderno è pensato per accompagnare il genitore durante i primi giorni, aiutandolo a dare voce alle emozioni e a osservare con consapevolezza ciò che accade. Si apre così: “Un piccolo quadernino vi aiuterà ad affrontare questo percorso con serenità e fiducia. È importante tenere traccia dei vissuti, delle emozioni, delle impressioni, delle sensazioni per dare valore e significato a questo percorso. Troverete alcune parole e frasi di riflessione da cui potrete prendere spunto per scrivere i vostri pensieri”. Al suo interno si trovano:

  • domande di riflessione, pensate per stimolare una consapevolezza emotiva (“Come sto vivendo questa separazione?”, “Di cosa ho bisogno per sentirmi tranquillo/a?”, “Quali emozioni vedo nel mio bambino, e quali in me?”);

  • spunti di osservazione, per guidare i genitori nel notare i piccoli segnali del proprio bambino (lo sguardo, i gesti, la voglia di esplorare, il bisogno di rassicurazione);

  • consigli pratici su come prepararsi al distacco (le parole da usare, i gesti da ripetere, le routine da costruire);

  • suggerimenti di lettura, con una selezione di albi illustrati che parlano di distacco, di crescita, di fiducia reciproca.

È uno strumento silenzioso, ma potente. Non dà risposte, ma apre domande. Non impone, ma accompagna. È inoltre presente anche una guida pratica per affrontare i primi giorni. Ad esempio, si consiglia di parlate del nido con parole semplici. Anche se piccoli, i bambini sentono e comprendono molto. Raccontare loro dove andranno, chi incontreranno, cosa faranno è molto importante: “Domani andiamo in un posto nuovo dove ci sono giochi, altri bambini e ci sarà anche l’educatrice che ti

aiuterà mentre io ti aspetto fuori”. Si consiglia anche di portare qualcosa di familiare: un oggetto che profuma di casa (un peluche, un piccolo foulard, un ciuccio, il libro preferito) può offrire conforto e continuità nei momenti di distacco. Essenziale è poi rispettare i tempi: i primi giorni saranno brevi, non c’è fretta, ogni bambino ha il suo ritmo. Un inserimento graduale aiuta a costruire fiducia e sicurezza.

Un saluto chiaro, breve e affettuoso è fondamentale perché aiuta il bambino a capire che si sta separando dal genitore ma che il genitore tornerà. Andare via di nascosto non lo aiuta a fidarsi. I bambini percepiscono molto delle nostre emozioni. Non serve nascondere l’emozione, ma mostrarsi fiduciosi aiuta a trasmettere sicurezza. Se ci sono dubbi o timori è bene parlare con le educatrici: il dialogo è parte del percorso. Sedersi a terra con bambine e bambini durante le prime esplorazioni crea contatto diretto con l’ambiente: permette al genitore di sostenere la curiosità del bambino, offrendo sicurezza e disponibilità senza invadenza.

Tutto questo si inserisce in un ambiente educativo che pone al centro la relazione con le famiglie. Il quaderno diventa così un contenitore di emozioni, pensieri – alcune famiglie usano questo quaderno anche per scrivere lettere ai propri figli, da rileggere insieme tra qualche anno – disegni, un simbolo di alleanza, un filo narrativo che tiene insieme casa e nido. Non è solo uno strumento, ma un gesto pedagogico, una cura concreta che dedichiamo a ogni nuova famiglia in arrivo. In questo contesto, infatti, il quaderno dell’ambientamento rappresenta un’estensione della cura educativa, rivolta al genitore come a dire: “Non stai vivendo questo passaggio da solo/a. Anche tu sei accolto/a.”

UNA PEDAGOGIA CHE PARTE DAL SENTIRE

L’approccio del micronido Meraki non si limita a un’organizzazione funzionale: è una pedagogia viva, che mette al centro il sentire. Si ispira profondamente a Loris Malaguzzi e alla visione dei “cento linguaggi dei bambini”. I bambini non sono vasi da riempire, ma soggetti attivi, curiosi, capaci di costruire significati. “Malaguzzi affermava che è necessario che gli adulti dotino d’identità i bambini” (Hoyuelos, 2014, p. 27), infatti quando pensiamo a un bambino, quando scegliamo un bambino da osservare, questo bambino si trova già strettamente legato e collegato a una certa realtà del mondo: porta con sé relazioni ed esperienze. L’ambiente è pensato come “terzo educatore”, i materiali sono scelti con cura, le routine sono momenti educativi, dove ciascun bambino e bambina diventa “soggetto che sceglie e si responsabilizza in modo attivo” (ivi, p. 37). Anche il tempo passato all’aperto non è solo gioco libero, ma esplorazione sensoriale, socializzazione spontanea, cura dell’ambiente.

ANCHE GLI ALBI ILLUSTRATI PARLANO DI NOI
Nel quaderno trovano spazio anche preziosi strumenti narrativi: gli albi illustrati, scelti con cura per parlare al cuore dei bambini e degli adulti. Sono libri che aprono finestre sulle emozioni, sulle attese, sul senso del tempo e della separazione. Tra i titoli consigliati: Non avere paura piccolo granchio di Chris Haughton (2019), una storia sulla fiducia e sul coraggio di affrontare ciò che non si conosce; Tre piccoli gufi di Martin Waddell (2023), un classico che accompagna i bambini nell’attesa del ritorno, con tenerezza e rassicurazione. Le cose che passano di Beatrice Alemagna (2025) è un albo poetico che ricorda che tutto cambia, e anche i momenti difficili trovano una fine. Io gomitolo, tu filo di Alberto Pellai (2021) è una metafora visiva per raccontare il legame che resta, anche quando ci si separa. Nel tuo tempo di Marina Ruiz (2024) rappresenta un invito a rispettare i tempi interiori, accogliendo 

UNA PEDAGOGIA CHE PARTE DAL SENTIRE

L’approccio del micronido Meraki non si limita a un’organizzazione funzionale: è una pedagogia viva, che mette al centro il sentire. Si ispira profondamente a Loris Malaguzzi e alla visione dei “cento linguaggi dei bambini”. I bambini non sono vasi da riempire, ma soggetti attivi, curiosi, capaci di costruire significati. “Malaguzzi affermava che è necessario che gli adulti dotino d’identità i bambini” (Hoyuelos, 2014, p. 27), infatti quando pensiamo a un bambino, quando scegliamo un bambino da osservare, questo bambino si trova già strettamente legato e collegato a una certa realtà del mondo: porta con sé relazioni ed esperienze. L’ambiente è pensato come “terzo educatore”, i materiali sono scelti con cura, le routine sono momenti educativi, dove ciascun bambino e bambina diventa “soggetto che sceglie e si responsabilizza in modo attivo” (ivi, p. 37). Anche il tempo passato all’aperto non è solo gioco libero, ma esplorazione sensoriale, socializzazione spontanea, cura dell’ambiente.

ANCHE GLI ALBI ILLUSTRATI PARLANO DI NOI 

Nel quaderno trovano spazio anche preziosi strumenti narrativi: gli albi illustrati, scelti con cura per parlare al cuore dei bambini e degli adulti. Sono libri che aprono finestre sulle emozioni, sulle attese, sul senso del tempo e della separazione. Tra i titoli consigliati: Non avere paura piccolo granchio di Chris Haughton (2019), una storia sulla fiducia e sul coraggio di affrontare ciò che non si conosce; Tre piccoli gufi di Martin Waddell (2023), un classico che accompagna i bambini nell’attesa del ritorno, con tenerezza e rassicurazione. Le cose che passano di Beatrice Alemagna (2025) è un albo poetico che ricorda che tutto cambia, e anche i momenti difficili trovano una fine. Io gomitolo, tu filo di Alberto Pellai (2021) è una metafora visiva per raccontare il legame che resta, anche quando ci si separa. Nel tuo tempo di Marina Ruiz (2024) rappresenta un invito a rispettare i tempi interiori, accogliendo con delicatezza il ritmo di ogni bambino. Infine, Il mio pezzettino di Francesca Fanizza e Paola Rattazzi (2023) è un libro che parla di identità, relazioni e piccoli grandi cambiamenti. Leggere insieme, prima o dopo l’inserimento, diventa un rituale intimo. Le storie aiutano i bambini a dare forma ai propri pensieri e offrono ai genitori uno strumento per parlare, ascoltare, comprendere.

UN’ALLEANZA EDUCATIVA AUTENTICA 

Tutto questo è possibile perché il rapporto con le famiglie è vissuto come un’alleanza educativa. Non si tratta solo di comunicare aggiornamenti quotidiani, ma di costruire fiducia nel tempo. I colloqui individuali, le riunioni, la documentazione condivisa e gli incontri formativi per i genitori sono parte integrante del progetto. Creare una relazione di fiducia non significa solo condividere informazioni, ma anche riconoscere e valorizzare il ruolo di ogni adulto nella vita del bambino. I genitori sono i primi educatori dei loro figli, e le educatrici si affiancano a loro con competenza e sensibilità, offrendo un supporto prezioso nel delicato percorso di crescita. “Affrontare l’ambientamento significa guidare la transizione da un sistema di legami ad un altro sistema di legami, che non sostituisce il sistema primario, ma lo integra e lo amplia” (Roda, 2001, p. 28). Quando questa relazione si basa sulla fiducia e sulla collaborazione, il bambino percepisce un’alleanza tra i suoi punti di riferimento, sentendosi accolto, protetto e libero di esplorare il mondo con serenità.

CONCLUSIONE: LA FORZA DEI PICCOLI GESTI

In un tempo dove tutto corre veloce, dove anche l’infanzia rischia di diventare una prestazione, fermarsi a scrivere in un quaderno può sembrare rivoluzionario. Ma è proprio nei gesti semplici che si nasconde la forza dell’educazione. Accompagnare un bambino nel suo primo distacco non è mai facile. Ma farlo con cura, ascolto e bellezza può fare la differenza. Concludendo, l’ambientamento non è solo un passaggio obbligato, ma un vero e proprio rituale di accoglienza. Attraverso il quaderno, le letture, l’accompagnamento e le relazioni, ogni famiglia viene sostenuta e affiancata con delicatezza in un nuovo inizio. “Il nido è uno spazio collettivo per un tempo evolutivo, quello dei primi anni di vita, che ha il suo focus principale nella costruzione dell’identità e nel processo di individuazione. Ogni bimbo ha bisogno di sentire e di verificare che in assenza della madre c’è qualcuno che lo guarda, che lo abbraccia, che lo stimola ad andare” (ivi, p. 97). Perché ogni distacco, se vissuto con cura, può diventare una bellissima opportunità di crescita condivisa.

BIBLIOGRAFIA

Alemagna B., Le cose che passano, Milano, Topipittori, 2025. Alpi L. “In che modo il nido favorisce la costruzione dei legami: la figura di riferimento”, in AA.VV., Entrare al nido a piccoli passi. Strategie per l’ambientamento, Azzano San Paolo (Bg), Edizioni Junior, 2001, pp. 43-54. Benedetti S., “L’ambientamento al nido: gli spunti teorici a cui far riferimento”, in AA.VV., Entrare al nido a piccoli passi. Strategie per l’ambientamento, op. cit., pp. 15-26. Bove C., Accogliere i bambini. Le culture dell’ambientamento nei servizi educativi 0-6, Roma, Carocci, 2022. Fanizza F., Rattazzi P., Il mio pezzettino, Pane e Sale, Rimini, 2023. Haughton C., Non avere paura piccolo granchio, Roma, Lapis, 2019. Hoyuelos A., Il soggetto bambino. L’etica pedagogica di Loris Malaguzzi, Parma, Edizioni Junior, 2014. Mortari L., Cultura della ricerca e pedagogia, Roma, Carocci, 2007. Pellai A., Io gomitolo, tu filo, Milano, De Agostini, 2021. Roda A.M, “La funzione del nido nel processo di costruzione dei legami”, in AA.VV., Entrare al nido a piccoli passi. Strategie per l’ambientamento, op. cit., pp. 27-41. Ruiz M., Nel tuo tempo, San Vito di Leguzzano (Vi), Sassi, 2024. Waddell M., Tre piccoli gufi, Milano, Mondadori, 2023.

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