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In-comprensioni

Ci penserete voi a non farla morire di fame vero?

Daniela Mainetti, Elisabetta Marazzi e Alessia Todeschini

È l’ora del ricongiungimento al nido e tutti si stanno preparando: le educatrici in sezione con i bambini e le bambine, i genitori in cortile con i passeggini pronti. È una routine sempre interessante quella del ricongiungimento, densa di emozioni e di aspettative sui racconti della giornata. Donatella, educatrice della sezione Alloro, si sente sollevata oggi, può finalmente raccontare a Patrizia che sua figlia Maria ha pranzato. Che soddisfazione! Era dall’ambientamento che provavano e riprovavano a farla mangiare, senza insistere, lasciando che si gestisse i tempi e i modi, ma con una costante attenzione verso di lei. Sì, perché Patrizia è tanto preoccupata per l’alimentazione di Maria, una bambina che mangia pochissimo da quando è stata svezzata. Certo, a loro sembra una preoccupazione eccessiva, visto che Maria è sempre serena e attiva durante la giornata al nido, ma sanno che per la mamma è importante e oggi, finalmente, potranno darle le bella notizia. Alle quattro e mezza, quando Donatella vede entrare Patrizia, prende in braccio Maria, le va incontro, le si avvicina sorridendo e le dice: “Ciao Patrizia, ho un’ottima notizia per te: oggi ha mangiato benissimo, ha finito il piatto di pasta e ha assaggiato anche le polpette con gli spinaci, vero Maria?”. Con grande stupore, Donatella si accorge che Patrizia cambia improvvisamente espressione, sembra che non sappia più da che parte girarsi, saluta velocemente Maria, che le salta tra le braccia e, tenendo la figlia appoggiata alla sua spalla, scoppia in un pianto incontrollabile. “Scusa Donatella, non so cosa mi prende. Grazie, ci vediamo domani”.

Quella mattina. 

Possibile che io sia così rincitrullita? pensa tra sé Patrizia. Maria ha solo 10 mesi ed è una bambina adorabile, sempre più curiosa. Fa mille cose ed è di buon umore. Adesso, per esempio, mentre ci stiamo preparando per andare al nido, sta guardando fuori dalla finestra e vede suo fratello Giulio che esce in bicicletta per andare a scuola, continua a girarsi verso di me per poi voltarsi di nuovo a indicarlo con il dito, ridendo gioiosamente. È uno spettacolo! 

Ma allora perché ogni volta che la guardo mi sento così imbranata, incapace di fare le cose più semplici? Forse è perché cresce così velocemente, almeno così mi sembra. Se penso ai suoi fratelli, poi. Matteo, che ancora adesso è impacciato, un po’ maldestro, sempre nel suo mondo; ma anche Giulio, il campione della famiglia, chiacchierone e socievole, da sempre il più bravo in tutto. Ecco, se faccio il paragone (lo so che non si fanno i paragoni), se li confronto mi sembra proprio che Maria stia bruciando le tappe, che stia correndo con una marcia in più. E io? Io non riesco a starle dietro. 

Questa è la seconda settimana che frequenta il nido, dopo l’ambientamento. Le cose stanno andando bene e io sono così felice di essere ancora in sezione con Donatella e Mariangela, le educatrici di Giulio e di Matteo. Ma quanti anni sono passati? Sembrano mille, eppure loro lavorano ancora con entusiasmo, e sono così gentili. Io, lì, mi sento a casa. Al colloquio non avevamo tanto da dirci, sembrava di capirci al volo, con uno sguardo. Ho descritto Maria, la mia bambina precoce e loro sono state molto accoglienti quando ho raccontato delle sue resistenze al cibo e delle mie ansie. Ci abbiamo anche riso un po’ su. Mi sono sentita alleggerita e rassicurata dalla loro tranquillità “professionale”. Insomma: mi hanno fatto capire che, prima o poi, riuscirò a farla mangiare; e che di fame non morirà di certo. E anche durante l’ambientamento, quando anche con loro non c’era verso che mangiasse, ci siamo tranquillizzate a vicenda, sorridendo dei nostri tentativi fallimentari. Che fatica, però! 

Intanto Maria si sta ambientando sempre meglio. Anche le piccole proteste dei primi giorni sono scomparse e lei entra in sezione accendendosi della sua naturale curiosità. Mangiare, continua a non mangiare, ma al ricongiungimento Donatella mi racconta sempre nel dettaglio cosa hanno fatto per invogliarla e mi ripete di non preoccuparmi: prima o poi mangerà. Certo che sì. Sono sicura che una sera farà fuori tutto quello che le preparerò, così anche a tavola potrò guardarla come quando fa le sue prime scoperte, con lo stupore che si prova davanti a un prodigio. Magari proprio stasera. Devo cucinarle qualcosa di irresistibile. Mio Dio, cosa avrò in frigorifero? Meglio che vada a fare la spesa, appena la lascio al nido. 

 

Oggi c’è l’équipe di verifica ambientamenti, meno male! È il momento in cui riesco a fare mente locale su quello che ho osservato e a progettare gli interventi sulle situazioni più difficili. Con Mariangela, la mia collega di sezione, ci siamo confrontate e siamo serene, perché quest’anno gli ambientamenti sono andati proprio bene. Vediamo se anche le altre colleghe e Francesca, la coordinatrice, hanno la stessa percezione, o se invece hanno idee diverse che mi possono aiutare a inquadrare meglio le situazioni. Ad esempio su Patrizia, la mamma di Maria, che per me è un dilemma. Con lei sono proprio in crisi. Io e Mariangela la conosciamo da anni. I suoi primi due figli hanno frequentato il nido: Matteo, il più piccolo, è uscito cinque anni fa, ma mi sembra ieri. Con Patrizia è andato sempre tutto bene: una mamma lavoratrice, impegnatissima, ma attenta ai suoi figli e sicura nel suo ruolo materno. Una di quelle che sdrammatizza, che non si fa troppe menate sulle piccole difficoltà della crescita. La ricordo entusiasta del nido, capace di apprezzare il valore del nostro lavoro, sempre presente e partecipe alle nostre iniziative. Quanto ci ha sostenute e aiutate quando abbiamo deciso di allestire gli spazi con materiale destrutturato e quando abbiamo riprogettato il giardino! È stata capace di coinvolgere mezzo nido, anche i genitori più passivi e distanti, quelli più timidi e riservati. Una forza della natura, una donna con un’energia incredibile. Eppure, con Maria è diversa, sembra un’altra persona. All’inizio andava tutto bene: il colloquio è stato leggero, come una chiacchierata tra vecchie amiche. Eravamo tutte e tre così contente di ritrovarci per un’altra volta. Abbiamo parlato un po’ di Giulio e di Matteo, due bambini spettacolari che ora sono cresciuti e vanno a scuola. Patrizia ci ha fatto vedere le foto delle vacanze e io e Mariangela ci siamo quasi emozionate nel vederli così grandi. Di Maria ci ha raccontato cose meravigliose, l’ha descritta come una bambina solare, vivace, curiosa. Poi ci ha chiesto se qualcosa fosse cambiato e noi le abbiamo raccontato dell’ambientamento partecipato, di come il progetto giardino, che lei stessa aveva contribuito a realizzare, sia andato avanti e che ormai tutte noi siamo esperte di outdoor education e di come siamo diventate brave a spiegarne il valore alle famiglie, che sono sempre più convinte dei benefici dell’aria aperta. Abbiamo riso pensando alle resistenze che dovevamo affrontare quando c’erano qui i suoi due primi figli. Il clima confidenziale e disteso ci ha permesso di scherzare anche sulle sue ansie per l’alimentazione di Maria. Ci ha raccontato di tutte le strategie che sta adottando pur di farla mangiare: dalla televisione accesa ai giochi a tavola, dal lasciarle sperimentare il cibo con le mani al coinvolgimento dei fratelli, fino ad arrivare a ignorarla per vedere se almeno questo possa funzionare. Ci ha detto, tra il serio e il faceto, che conta su di noi. Se non mi sbaglio, le sue esatte parole sono state: “Ci penserete voi a non farla morie di fame, vero?!”. Sul momento abbiamo riso e sdrammatizzato, ma a pensarci bene, oggi mi si accappona la pelle. Sì, perché in queste prime due settimane Patrizia è diventata sempre più tesa. Quando arriva a prendere Maria mi fa mille e mille domande sempre e solo sul cibo, come se non le interessasse più del resto. Mi sembra anche che ci guardi con sospetto, come a dire che non stiamo facendo abbastanza, che non abbiamo preso sul serio la questione. Ma quale questione? Maria sta benissimo al nido! Ho la netta sensazione che Patrizia non si fidi più di noi, che ci tenga sotto controllo. Che ansia e che fatica affrontarla tutti i giorni! So che non dovrei, ma a volte penso che sarebbe stato meglio che la tenesse a casa qualche mese in più, visto che ha lasciato il lavoro per stare dietro ai figli. Oh, mamma! Meno male che oggi pomeriggio c’è la riunione. 

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